Finita è l’estate: si corre di nuovo in palestra. Circostanza migliore non c’è per riprendere, oltre agli allenamenti, le solite quattro pacifiche chiacchiere.
“Sbaglio o hai appeso la penna al muro?” mi chiede, dalla cyclette a fianco, mia sorella Alice, ventitre anni, studentessa a Legge e bionda come una gemma d’oro.
“Si che ti sbagli, –inarco le sopracciglia, ribatto e intanto pedalo- ho già pronta la recensione del libro che sto leggendo. L’ha scritto un certo Massimo Maugeri, catanese, collaboratore di magazine culturali e artefice di ’Letteratitudine’, un blog in rete che somiglia a un gigantescosalotto letterario virtuale. Il suo obiettivo è aiutarci a porre domande, ricordandoci che nulla è assodato e che non esistono conti in banca che ci mettano al riparo dalla perenne condizione di
precarietà…”
“Come si intitolerebbe questo libro? –si avvicina un tipo tozzo, sudaticcio e mai visto prima- e perché vuoi farci propriamente un articolo su un giornale?”
“Il titolo –proseguo senza scompormi- è ‘Viaggio all’alba del millennio’ ed è stato stampato per le edizioni Perdisa. Sono undici componimenti diversi tra loro per genere, tono e registro ma tutti di forte impatto emotivo e uniti da un sottile filo rosso. Una collana di malinconiche fotografie che mette a fuoco il panorama di solitudine di un’umanità impaurita. Un gioco di specchi di duecento paginette che scava tra le contraddizioni e i lati oscuri dell’oggi: disagi esistenziali, attacchi
d’ansia, ipocrisie e crisi d’identità. Immagini piene di rabbia e sofferenza che non si scordano più.
Mentre vado avanti con la lettura, vorrei fermarmi solo per stringere la mano all’autore e fare a lui i miei complimenti sinceri. Maugeri impreziosisce la sua scrittura secca e incisiva con eccellenti dialoghi e mette il dito sulla piaga di una società in totale disfacimento. Anzi fa di più: raggiunge le corde del cuore del lettore e le fa vibrare intensamente…”
“Ho capito, ho capito; –il tizio mi blocca una seconda volta e pare arrabbiarsi- però di novità letterarie di questo tipo ce ne sono a bizzeffe perfino al supermercato. Ogni settimana centinaia, ma cosa dico migliaia di nuove pubblicazioni occupano scaffali e vetrine di librerie e negozi di ogni genere. Tu devi dirmi qual è il motivo per cui tu vuoi scrivere di questo benedetto libro!”
“Perché è una lettura suggestiva, – tamburello le dita sul manubrio e continuo con toni pacati – che risente di influssi pirandelliani e perché, anche se tecnicamente non è un romanzo, gli somiglia molto. Un viaggio tragicomico tra nevrosi e inquietudini contemporanee con dentro racconti che vanno oltre ai racconti e si immergono nella realtà di tutti i giorni. Narrazioni intense, aggressive e spietate; componimenti tosti sui lati oscuri di persone in fuga da sè stesse. Non la classica raccolta, bensì un gioco a incastro che si trasforma in un’unica narrazione a largo respiro. Un solo grande affresco, un romanzo corale a struttura circolare, un saggio di contemporaneità, una bizzarra commistione di vita vissuta e letteratura: qualcosa di bello, insomma…”
“Forse non ci stiamo capendo,‘mbare; – il mio nuovo amico alza un po’ la voce- tu mi devi dire che cosa c’è dentro questo libro che invece dentro gli altri non c’è!”
“Stavo proprio arrivandoci. –non perdo le staffe, aggrotto la fronte e riprendo- Succede che i protagonisti rimbalzino da una storia all’altra come palline da ping-pong. Capita perfino che, talvolta, dopo una rapida serie di piroette, l’intera ciurma di personaggi salti fuori dalle pagine di ‘Viaggio all’alba del millennio’. Così gli interpreti di questo libro me li ritrovo al lavoro, imbottigliati nel traffico caotico di Catania, a tavola o perfino in palestra mentre sto sudando su una cyclette…”
Mi fermo un attimo e mi guardo intorno.
Lentamente il tipo tozzo e sudaticcio si allontana e, a poco a poco, torna da dove proveniva.
Alessandro Russo


